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Marco Pellizzola

Marco Pellizzola nasce a Cento (Ferrara) nel 1953. Negli anni della sua prima formazione la cittadina è un centro vivace, che vive pienamente la ripresa economica del secondo dopoguerra ed ha un significativo patrimonio storico-artistico. Legata alla storia delle arti visive per aver dato i natali ad artisti importanti – come Marco Zoppo (1433- 1478), il Guercino (1591 -1666), Stefano Galletti (1932 -1905) e Aroldo Bonzagni (1887-1918 ) – Cento è una città di piccole dimensioni, in cui i giovani vivono la vivace atmosfera della provincia emiliana, che negli anni Sessanta inizia a modernizzarsi sul piano economico grazie alla nuova industrializzazione. Molti sono i giovani creativi e intellettuali che, partendo da questo territorio, andranno a cercare sollecitazioni d’avanguardia e più aggiornati riferimenti culturali nelle vicine città di Ferrara, Modena e soprattutto Bologna, dove il fermento nel passaggio tra gli anni Sessanta e Settanta è particolarmente significativo.

Già nella città natale avviene l’incontro con Amedeo Neri, pittore figurativo di talento e suo professore di discipline artistiche alle scuole medie, che sarà il primo a incoraggiarlo a intraprendere gli studi d’arte al Liceo Artistico di Bologna.

Negli anni del liceo, con la partecipazione alle manifestazioni di piazza, iniziano anche la frequentazione delle mostre e le amicizie con giovani artisti che, come lui, sono attratti dall’energia della città.

Sin giovanissimo si formerà in un contesto inizialmente tradizionalista ma presto aperto a una maggiore sperimentazione, in sintonia con i cambiamenti sociali e culturali che seguono il ’68.

 Alcuni anni dopo gli studi liceali, grazie al contatto della madre Gina con Amelia Pozzati, nipote del noto pittore e cartellonista pubblicitario Sepo (Severo Pozzati, 1895 – 1983), Pellizzola ha l’opportunità di avviare una collaborazione professionale come ragazzo di studio dell’anziano artista.

La conoscenza e l’affettuosa frequentazione di Sepo, che prima di tornare a Bologna aveva a lungo vissuto e lavorato a Parigi con grande successo, è per lui un’esperienza a tutto campo.

Da un lato – sul piano tecnico – apprende i caratteri della composizione visiva, i segreti della pittura da cavalletto, le strategie nella costruzione dell’immagine; dall’altro – sul piano della maturazione della coscienza critica – i racconti delle esperienze parigine del maestro, le conversazioni sull’arte dei grandi protagonisti del Novecento e l’opportunità di vedere insieme a lui numerose mostre, gli offrono un’importante occasione di comprensione del sistema dell’arte e dei linguaggi visivi.

Sollecitato da Sepo, Pellizzola inizia la sua personale ricerca pittorica, che inizialmente si esprime sotto l’influenza di modelli figurativi ben riconoscibili nel clima della neofigurazione degli anni Settanta;

sarà il maestro stesso a organizzare la prima mostra del giovane artista a Milano alla metà degli anni Settanta, in segno di incoraggiamento e stima. Parallelamente, alla fine degli anni Settanta, in sintonia con la diffusa tendenza ad aggregarsi in gruppi per condividere e promuovere iniziative autogestite, costituisce con alcuni artisti di Cento il Gruppo A, con cui organizza alcune mostre. Nel clima di fermento e ampia mobilitazione intellettuale di quel periodo, l’eco delle iniziative e dei gruppi attivi nelle grandi città come Milano, Bologna e Roma sollecita a frequenti viaggi e progetti di scambio, garantendo diffusione alle ricerche estetiche di maggiore attualità, attraverso una coinvolgente rete di conoscenze.